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Oliver Sacks e la diversità nell’apprendimento: cosa può insegnarci la sua storia come genitori 

Quando i nostri figli tornano a casa con un brutto voto o le insegnanti ti dicono la solita frase “è intelligente, ma non si applica”, è facile sentirsi in allarme. 

È pigro? Distratto? C’è qualcosa che non va? 

La storia di Oliver Sacks che racconteremo in questo articolo ci invita a porci delle domande un po’ diverse. 

 

Un bambino brillante, ma fuori dagli schemi 

Oliver Sacks nacque nella Londra del 1933, in una famiglia di medici. Nel corso della sua vita sarebbe diventato neurologo, psichiatra e scrittore, dedicandosi allo studio del cervello umano e al racconto delle storie di persone con modi diversi di percepire, apprendere e vivere il mondo. 

Crebbe in un ambiente colto e fin da piccolo mostrava una curiosità intensa, quasi totalizzante. 

La chimica lo affascinava al punto da trasformare la sua stanza in un piccolo laboratorio domestico. Provava reazioni, mescolava sostanze e annotava i risultati. 

Ma Oliver non era il bambino “perfetto” e non sempre si integrava facilmente con i suoi coetanei. Non era lineare, né prevedibile e aveva un modo tutto suo di stare nel mondo: introverso, riflessivo, a tratti isolato. Non era facile da classificare, perché non rientrava pienamente nelle categorie abituali. 

Non era neanche lo studente che spiccava in ogni materia o quello sempre allineato alle aspettative. Ma era il bambino che si distingueva in qualcosa di specifico e potente: la capacità di osservare con profondità, di fare domande non banali, di guardare oltre la superficie. 

Quella differenza, che poteva sembrare eccentricità, era in realtà una forma di talento. 

La storia di Oliver Sacks ci mostra che non è necessario brillare ovunque per avere valore, ma che basta coltivare con cura ciò che rende un bambino o una bambina unici, anche quando non rientrano negli standard più comuni. 

 

Diversità nell’apprendimento: il problema è davvero il bambino o la bambina? 

Se parliamo di diversità nell’apprendimento, spesso lo facciamo con preoccupazione. 

Infatti, nel classico ambiente scolastico viene premiato: 

  • chi è veloce 
  • chi memorizza facilmente 
  • chi sta fermo tante ore 
  • chi si adatta senza fare troppe domande

 

Ma non tutti i bambini funzionano così. 

C’è chi impara facendo. 

Chi ha bisogno di muoversi. 

Chi pensa per immagini. 

Chi è creativo ma disordinato. 

Chi è profondamente sensibile. 

Se il sistema riconosce valore solo ad alcune abilità, chi non rientra in quello schema rischia di sentirsi sbagliato. 

 

Non bisogna eccellere in tutto 

Come genitori, dobbiamo essere sinceri: anche noi adulti non siamo bravi in tutto. 

Perché allora pretendiamo che un bambino lo sia? 

Ci sono materie in cui sarà più portato e altre in cui farà più fatica. 

È normale, è umano: Oliver Sacks non era “perfetto” in ogni ambito, ma la sua curiosità, la sua profondità e il suo modo originale di osservare il mondo lo hanno reso uno dei neurologi più influenti del suo tempo e una persona speciale nel suo modo di apprendere l’ambiente che lo circondava. 

 

Pari opportunità significa valorizzare tutti 

Quando si parla di pari opportunità a scuola, non possiamo limitarci all’accesso all’istruzione. 

Insegnanti: cosa insegnare quest’anno? 

Grazie a tutta l’esperienza che abbiamo maturato in Michelepertutti, soprattutto con il progetto Un Villaggio per Crescere San Benedetto del Tronto, sappiamo che ciò che ci serve nella vita per essere felici (e anche per avere successo, se questo ci rende felici) si sviluppa prima ancora di imparare a leggere e scrivere. 

Ciò che insegnanti, insieme ai genitori, possono davvero lasciare agli alunni sono: 

  • capacità di problem solving 
  • capacità di collaborare con i compagni 
  • resilienza 
  • Autoregolazione

 

E c’è anche un aspetto che spesso non consideriamo abbastanza, ma una grande opportunità per allenare tutte queste capacità: la presenza di un compagno o una compagna neurodivergente in classe. 

Perché è nella relazione con la diversità che i bambini imparano ad adattarsi, comprendere, cooperare e crescere davvero. 

E noi genitori, cosa possiamo fare? 

Il primo passo può essere osservare senza giudicare e riconoscere che ogni bambino ha talenti unici e che il nostro compito non è uniformarli, ma aiutarli a scoprirli. 

 

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