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Quanto contano merito e opportunità nella scelta della scuola giusta

Ogni anno, la Giornata Mondiale dell’Educazione è un’occasione preziosa per fermarsi a riflettere sull’importanza dell’educazione come diritto fondamentale e strumento di crescita individuale e collettiva. 

Ma è anche il momento giusto per porsi una domanda più concreta, soprattutto per chi in questo periodo si trova a scegliere la scuola per il proprio figlio o la propria figlia: quanto questa scelta incide davvero sul suo futuro? 

E, andando ancora più a fondo, il successo dipende solo dal merito e dall’impegno oppure anche le opportunità di partenza hanno un grosso peso?

 

Perché scegliere la scuola giusta è una decisione così importante per i genitori 

La scelta della scuola superiore, l’accesso all’università, il primo colloquio di lavoro sono tappe che scandiscono la crescita di ogni persona e che spesso vengono raccontate come una sequenza naturale, quasi automatica: 

“Se studi, se ti impegni e se hai talento, allora ce la farai sicuramente, meriti di fare carriera.” 

Ma quando si deve scegliere la scuola giusta per il proprio figlio o la propria figlia, questa narrazione tende a pesare molto, finendo per percepire la scuola solo come un luogo di apprendimento e che poi, alla fine, tutto dipenda dall’impegno e dal talento del singolo. 

Ma la realtà è davvero così semplice?

 

Il mito della partenza alla pari 

La meritocrazia nasce da un principio condivisibile secondo cui talento e impegno dovrebbero essere sempre riconosciuti. 

Il problema emerge quando si dà per scontato che tutti partano dalla stessa linea, cioè vivano e crescano nelle stesse condizioni socioeconomiche. 

Affinché un sistema basato sul merito sia davvero equo, non basterebbe valutare il risultato finale, cioè solo l’impegno, ma sarebbe necessario interrogarsi anche sulle condizioni di partenza del bambino o della bambina. 

Quando queste condizioni non sono uguali, il rischio che si corre è che il merito smette di essere uno strumento di giustizia e diventa, invece, un meccanismo che premia sempre gli stessi perché hanno il vantaggio di avere migliori opportunità iniziali.

 

Scuola e opportunità lavorative: un legame meno neutro di quanto sembri 

Parlare di scuola significa inevitabilmente parlare di futuro. E per molti genitori questo futuro coincide proprio con le opportunità lavorative che un percorso educativo può aprire o chiudere al proprio figlio o alla propria figlia. 

In Italia, però, la mobilità sociale è anche tra le più basse d’Europa. I dati dell’OCSE e del rapporto ISTAT 2024 mostrano che chi nasce in una famiglia con difficoltà economiche (a basso reddito) e culturali ha altissime probabilità di restare nella stessa condizione anche da adulto. 

In questo modo le disuguaglianze non si riducono, bensì si rafforzano e si trasmettono di generazione in generazione. 

Questo significa che il legame tra scuola e opportunità lavorative non è sempre uguale per tutti. 

A parità di talento e impegno, chi cresce in un contesto privilegiato parte spesso con un vantaggio invisibile, come scuole migliori, reti di relazioni più utili, miglior supporto educativo o meno ostacoli quotidiani da superare. Per altri bambini e bambine, invece, il potenziale rischia di restare inespresso, non per mancanza di capacità o di dedizione, ma per mancanza di opportunità.

 

La retorica del “se vuoi, puoi” 

La narrazione del “se vuoi, puoi” è potente perché rassicura e convince sempre un po’ tutti: suggerisce che il successo sia sempre alla portata di chi si impegna abbastanza. 

Ma questa retorica smette di funzionare quando ignora il peso delle condizioni sociali ed economiche di partenza. Talento e impegno contano, ma non pesano allo stesso modo per tutti se non vengono sostenuti da un contesto che li riconosca e li valorizzi. 

Pensare il contrario significa rendere invisibili le disuguaglianze e spostare tutta la responsabilità sull’individuo, anche quando il sistema non offre le stesse possibilità a tutti.

 

Ripensare il merito: non abolirlo, ma renderlo possibile 

Ripensare il rapporto tra scuola, merito e opportunità non significa sminuire l’impegno o negare il valore del talento, ma significa piuttosto spostare lo sguardo dal premio individuale da distribuire al sistema che rende quel premio accessibile a tutti. 

Un sistema educativo equo non è quello che seleziona i “migliori” alla fine del percorso, ma quello che crea pari opportunità di partenza, fin dall’infanzia, permettendo a ogni bambino e bambina di sviluppare i propri talenti nella loro diversità. 

Solo così il merito può diventare una vera leva di crescita individuale e collettiva.

 

Frichì: partire presto per creare più opportunità iniziali 

È da questa visione che nasce il nostro progetto Frichì, dedicato ai bambini e alle bambine da 0 a 6 anni, dove prende spazio l’idea che intervenire prima nell’educazione del bambino o della bambina significa investire nell’educazione come diritto, come strumento e come base per un futuro più equo, anche sul piano delle opportunità lavorative. 

Se vuoi scoprire come continua il nostro racconto nella pratica con Frichì, iscriviti alla nostra newsletter.

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